le basi

Il dramma sociale provocato dall’uso di sostanze psicotrope, tra cui l’alcol, a fine anni ’70 sconvolgeva la convivenza familiare e civile. portando a concentrare attenzione e risorse sulla riabilitazione terapeutica. Come riferimento ideale di questo lungo percorso si può porre la scelta dell’ONU di celebrare, il 26 giugno, una giornata internazionale contro la droga, prendendo atto che la “dipendenza”, sia essa legale o illegale, fa parte della civiltà odierna e che è necessario realizzare dei presidi territoriali per affrontare il problema.

gli inizi

A Varese un gruppo di volontari che affiancava l’A.Ge. (Associazione Genitori) decise, a metà degli anni ’80, che non intendeva più inviare persone tossicodipendenti in lontane comunità terapeutiche italiane ed estere. Contestualmente gli obiettori di coscienza in servizio presso l’USSL 3 avevano realizzato una valutazione delle diverse esperienze presenti in Italia e la preferenza, come miglior risorsa nazionale, andò al CeIS di Roma, fondato da Don Mario Picchi, dove veniva sperimentata e utilizzata la filosofia di Progetto Uomo.  Il gruppo si costituì progressivamente attorno alla figura di Don Michele Barban, il quale si formò per sei mesi presso lo stesso CeIS, che aveva assunto il compito di coordinare i diversi centri di solidarietà in via di apertura in tutte le regioni italiane e di formare i loro operatori.

l’avvio delle prime comunità

La costituzione della Cooperativa sociale nel febbraio 1986 e l’accoglienza dei primi 6 ospiti il 19 maggio diedero concreto avvio al progetto che si sviluppò rapidamente, passando in pochi mesi alle “tre cifre” di ospiti. L’accoglienza, sistemata logisticamente dai genitori, fu attivata nei locali dismessi della Parrocchia di Biumo Superiore, in via Paisiello; dopo una prima sistemazione degli ospiti a Golasecca, il numero crescente di richieste e di ingressi costrinse a cercare rapidamente una nuova sede per la comunità terapeutica.

La collaborazione con il comune di Varese permise di utilizzare da principio  l’ex albergo Prealpi di Sant’Ambrogio, nonostante una iniziale ferma opposizione di molti cittadini del rione; la sede definitiva della comunità terapeutica diventerà però dal 1987 la tenuta della Cascina Redaelli in località Bregazzana, offerta in comodato gratuito dai Salesiani: sufficientemente vicina all’abitato (mezzi di trasporto pubblico, negozi, servizi), e al tempo stesso isolata nel bosco del Parco del campo dei Fiori, apparve subito come luogo ideale.

Nell’89 avvenne l’incontro fra Don Michele Barban e il Dott. Maggi il quale, volendo concludere la sua vita imprenditoriale con un gesto di filantropia, identificò nel Centro Gulliver la realtà sociale nella quale lasciare il proprio segno duraturo. Il primo significativo intervento fu l’acquisto e la ristrutturazione della sede di via Albani, che diventerà anche la sede della Fondazione Eurojersey, destinata a sostenere il Centro Gulliver e i servizi sociali del territorio.

l’epoca dell’ HIV – AIDS

La provincia di Varese ebbe negli anni ‘80 un tasso molto alto di persone affette da HIV; allo stesso modo anche le comunità del Centro Gulliver presentarono la stessa problematica e quando iniziarono – oltre agli ospiti – ad ammalarsi anche gli operatori che provenivano dalla riabilitazione comunitaria, si decise di accoglierli ed accompagnarli al fine vita. Dopo due sedi provvisorie si approdò a Cantello dove le Suore delle Poverelle di Bergamo misero a disposizione, inizialmente in comodato gratuito, la vecchia sede estiva per malati psichiatrici. Accreditata per 10 ospiti, questo servizio rimase attivo fino a quando vennero modificate le regole regionali per l’ospitalità degli affetti da HIV.

lo sviluppo verso la psichiatria

Nel 1999, su richiesta della direzione sanitaria provinciale, il Centro Gulliver venne invitato ad accogliere gli ultimi ospiti dell’ospedale psichiatrico di Varese, allora in chiusura. Tale invito non mancò di aprire un vivace dibattito interno sull’opportunità di rivolgerci anche a questo nuovo fronte. La scelta fu quindi sofferta ma, visti gli sviluppi successivi, lungimirante. Dopo aver approntato a Cantello il piano superiore della struttura, nel frattempo acquistata dalla Fondazione Eurojersey, venne formato e organizzato il gruppo di lavoro per gestire la comunità “Cielo e Terra”.

il centro gulliver cresce

L’attenzione al contesto sociale condusse negli anni il Centro Gulliver alla scelta di operare sempre più anche sul territorio, con l’obiettivo di attivare una rete di prevenzione nelle scuole, nei centri di aggregazione giovanile e negli oratori. Gradualmente si è arrivati all’accreditamento come Centro di formazione e all’attivazione del Consultorio “Familia Forum”, anch’esso accreditato. In questo solco, al fine di ampliare ulteriormente le attività del Centro Gulliver, si sono inserite nel tempo altre attività quali: la gestione delle case vacanze, prima a Riva Valdobbia (VC) e poi a Laigueglia (SV); la ristrutturazione della Cascina Tagliata all’interno del Campo de Fiori, adibita ad uso formativo; l’attivazione dell’azienda agricola I Mirtilli per offrire possibilità di esperienza lavorativa agli ospiti del Centro; la gestione del Teatro Santuccio.   Tali scelte risultano coerenti con la volontà di disporre di luoghi ed esperienze dove poter intercettare le attività del tempo libero dei cittadini del territorio, ambito che rientra a pieno titolo nelle azioni di prevenzione e reinserimento attuate dal Centro Gulliver, come parte di un percorso complesso che non può più limitarsi solo all’accoglienza e al trattamento nelle comunità residenziali.

Ultima operazione con questa prospettiva sorta nel 2015 è il comodato quinquennale con il comune di Varese che ha affidato al Centro Gulliver la cura e la gestione dell’ Isolino Virginia del lago di Varese.  Sarà un’ulteriore possibilità per impegnare alcuni ospiti in vista del loro reinserimento sociale e per dare, nel contempo, più visibilità sul territorio al Centro di solidarietà stesso.

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